Gemi, eccitata e dolorante. Ti ho appena mollato una sculacciata secca, quasi una frustrata. Probabilmente ti rimarrà il segno e non ti dispiace neanche troppo. Ti viene da portarti una mano al punto dove senti il dolore, ma non puoi. I tuoi polsi sono legati tra di loro e le tue braccia sono piegate dietro la testa. Ahia, mi dici. Mi guardi. Non mi va.
Ti bendo gli occhi e ti osservo, anche se non lo sai. Senti le mie mani su di te girarti a pancia in su. Non mi senti più. Non sai dove sono, non sai se sto prendendo qualcosa per farti qualcosa. Il materasso si abbassa sotto di te, quindi sono sul letto. Senti qualcosa attraversarti la schiena, leggerissima. I miei polpastrelli ti sfiorano, dal collo fino al culo, su e giu. La pressione dei polpastrelli diventa un poco più presente, li senti di più. Li senti percorrerti, soffermarsi sul collo, sulle spalle, scivolare ad accarezzarti il seno di lato, schiacciato tra il tuo corpo e il lenzuolo, giocare con le tue natiche senza tuttavia stringertele. Senti una mano scendere verso le gambe, che apri un poco per aiutarmi. Ma nessuno te l’ha chiesto. Arriva un’altra sculacciata.
I polpastrelli si mettono in punta. Le unghie ti solcano la schiena, ma senza sofferenza. All’inizio. Poi si fanno più minacciose, più pesanti, entrano di più, ti graffiano la schiena, sempre più dolorose. Poi mi fermo. E di nuovo, non sai dove sono.
Senti un morso sul collo e ora è la mia lingua a esplorarti. Punto per punto, ti lecco e ti mordo, in una lunga serpentina che non vuole perdersi nulla. Senti una mano vicino alla tua fica, ma non osi fare nulla. Senti un dito avvicinarsi, ma senza cercare nulla. Sta lì, a farti sentire che c’è. Ogni volta che la serpentina fa una curva, il dito bussa alle tue labbra, senza osare entrare. E quando la mia lingua tocca il tuo coccige, ti viene quasi spontaneo spingere il culo verso di me. E stavolta mi va.
Ti afferro le natiche, le separo e tuffo la lingua sul tuo ano. Te lo lecco, avido e generoso e tu sollevi il culo ancora di più, per quello che riesci con le braccia legate. Ti sciolgo un nodo. Ora i polsi sono legati tra di loro, ma puoi portarti le braccia davanti. Ti sostieni e non osi toglierti la benda. Senti la mia lingua che si nutre di te e vorresti toccarti, ma non puoi. Una mano ti afferra una tetta e te la stringe forte, mentre io vorrei incularti con la lingua quasi. La mano scende e si poggia sul tuo clitoride. Sta lì e sei tu che ti muovi contro di lei.
Inizio a masturbarti. Ed un dito, piano piano, si fa strada nel tuo culo. Prima gioca con l’ano, attorno, poi entra un poco. Senti che lecco e entro, entro e lecco. Ogni volta il mio dito è un po’ più bagnato. Vorresti suggerirmi dove potrei bagnarmelo, ma non osi. Hai capito. Senti che il dito nel tuo culo è diventato più presente. Non so se ti sei accorta, ma le dita sono diventate due e spingono e girano dentro di te. Probabilmente l’altra mano sulla fica ti fa dimenticare il resto. Poi smetto e lì te ne accorgi.
Sai benissimo dove sono: dietro di te. E temi a pensare cosa. Un dito torna attorno al tuo ano, ma è solo a testare il campo. Senti qualcosa di più grosso entrare e sai benissimo cos’è. Senti un po’ di dolore e temi che inizi a spingere. Invece no, sto fermo. La mano amichevole torna tra le tue cosce e riprende a masturbarti. Sei un po’ contratta, ma al clitoride non si comanda e ricominci ad ansimare sotto il mio tocco. I muscoli si rilassano e ti scopri desiderosa. Piano piano, muovendoti sotto la mia mano, facendo forza sulle tue braccia legate, spingi il culo verso di me. Allungo una mano, ti sciolgo i polsi. Ti servirà poterti reggere bene, per quello che sto per farti.
Sento che ogni tanto mi tocco il cazzo. lo bagno. Continuo a masturbarti e quando non mi sto inumidendo il cazzo, ti stringo una tetta.
Ti togli la benda e da dietro, a pecora, mi guardi con aria di sfida. E mentre mi guardi, una mano sulla tetta e una sulla fica, prendi un respiro profondo e vieni contro di me. Il mio cazzo scompare nel tuo culo. Fa male. E ti piace. Continuo a masturbarti, mentre dondolo fuori e dentro di te. Senti le palle sbatterti contro la fica. Vado lento, lascio che ti abitui, ma ormai sei ben più abituata di me. Chini la testa, appoggi le tette al materasso, sollevi il culo verso di me, ancora un poco più in fondo. Togli la mia mano dalla tua fica e la metti sul culo. Inizi a masturbarti così. E’ strano. Io ti sto inculando, eppure sembra sia tu ad avere il controllo.
Ti afferro per i fianchi e ti scopo, come se ti stessi scopando. Senti il mio cazzo entrare e devastarti dentro, sento il tuo culo stretto attorno a me, sento i tuoi mugolii mentre ti masturbi, sento un brivido quando ogni tanto allunghi ancora un poco la mano per toccarmi le palle. Ogni tanto, mentre ti inculo, ti do una sculacciata che sembri apprezzare. Ti tiro i capelli, ti graffio la schiena. E non basta. Ne vuoi di più.
Peso su di te e ti costringo a scivolare in avanti. Tenendomi dentro di te, ti sdrai a pancia in giù. Tieni una mano sotto, pressata sul tuo clitoride, mentre il mio cazzo tocca la sommità del tuo culo. Ora la mia testa è sopra la tua. Ti giro la faccia, ti bacio e poi decido di torturarti il collo. Continui a sditalinarti mentre ti mordo il collo, mentre mi muovo sempre più violentemente e profondamente dentro di te. E ad un certo punto non resisti. Godi dalla fica, godi dal culo, godi dai brividi dei morsi sul collo, della lingua nell’orecchio. Godi e gemi e nel sentirti gemere non posso trattenermi. Non voglio. Vengo dentro il più sacro dei tuoi orifizi. Vengo e, stremato, crollo su di te. Mi tieni dentro ancora un po’, ogni tanto stringi le chiappe per sentirmi, per strizzarmi fino all’ultima goccia.